Tempio di Venere

Il monumento fu erroneamente attribuito al culto di Venere dalla tradizione antiquaria napoletana che riporta la notizia del ritrovamento di una statua attribuita alla Dea.

Ma già alla fine del XVII secolo l’edificio viene definito “bagno” perché collegato a una sorgente termominerale. La natatio (piscina), interrata per circa 3 m a causa del bradisismo, è a pianta circolare con quattro nicchie semicircolari che mediano il passaggio al perimetro esterno poligonale.

L’ingresso principale è situato presso il lato rivolto al porto; a questo si aggiunge l’ingresso situato sul lato opposto e due secondari successivamente murati. All’interno il monumento doveva essere riccamente decorato, con le pareti in opera laterizia rivestite da lastre di marmo fino all’altezza dei finestroni, così come risulta dai fori delle grappe metalliche e da alcuni frammenti marmorei conservati in situ. Gli angoli dell’ottagono del perimetro esterno dell’aula sono segnati da lesene in opera laterizia, all’interno delle quali è l’incasso murario per lo scolo delle acque. In ciascun lato si apre una grande finestra ad arco ribassato, munita sul lato esterno di un davanzale di pietra.

L’edificio presentava una copertura ad ombrello a sedici spicchi, oggi crollata ma identificata dagli attacchi ancora in situ; questa era realizzata a spicchi alternativamente sferici e velodici, costruita in opera cementizia con scaglie di tufo e pietra lavica.

I testi e le immagini sono quelli pubblicati sul sito del Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Alcune immagini provengono dal libero dominio.